Quale sarà l’impatto che il Covid 19 porterà alle nostre città? Dovremo adattare le nostre case per trasformarle in luoghi di lavoro? Allargare i marciapiedi per mantenere le distanze? Quale sarà il ruolo dei parchi urbani, e degli ecosistemi naturali? Tutto dovrà essere riprogettato: dall’arredo agli spazi pubblici, dai rivestimenti delle superfici ai nanomateriali.
Le nostre città, le case che abbiamo frequentato tanto in questo periodo, gli uffici, le piazze, i centri culturali, i luoghi di aggregazione, non saranno più gli stessi dopo la pandemia. Il modo di abitare e di pensare di miliardi di persone è radicalmente cambiato in un arco temporale di qualche settimana.
Se le abitudini e le esigenze delle persone mutano, cambiano anche gli spazi. Inevitabilmente. E viceversa, se noi progettisti indirizziamo opportunamente tale cambiamento possiamo incidere profondamente su un miglioramento della vita delle persone e dell’ambiente.
Immaginare e progettare il nostro futuro nello spazio della vita quotidiana è il compito, di architetti, urbanisti, tecnologi, designer, e se cogliamo l’opportunità potremmo sfruttarla per dare una svolta green a tutto il sistema.
Le abitazioni
Non saranno più le stesse, mai più! Il modo in cui fino ad adesso abbiamo vissuto le nostre abitazioni è cambiato per sempre. In questo periodo le abbiamo utilizzate per le più disparate funzioni: lavoro, studio, e-commerce, fitness, ecc.
Dovremmo ripensare il modo di abitare e soprattutto di progettare le case, camere da letto che possano trasformarsi in certi orari in ufficio, didattica a distanza, soggiorni in aree fitness, cucine in punti d’incontro virtuale, sono solo alcuni degli esempi di quello che abbiamo fatto in questo periodo.
Serve quindi una nuova “architettura modulare e modulabile, per ingrandire o ridurre uno spazio con tecnologie leggere, a secco, facilmente montabili e smontabili“. Un’abitazione flessibile e modulabile consente di destinare lo spazio a usi completamente differenti e anche contemporanei in uno stesso ambiente. Occorre, inoltre, introdurre nuovi spazi comuni negli edifici e aree filtro, non pensiamo solo al rischio che abbiamo passato della pandemia, ma dobbiamo cogliere l’occasione per creare un mondo diverso, più flessibile e adattabile alle esigenze che cambiano.
Tra le priorità del nuovo modo di progettare, la qualità dell’aria che respiriamo e quella dei materiali che ci circondano. Cominciamo col rilanciare i principi della progettazione bioclimatica, tra cui uno dei pilastri, l’utilizzo della ventilazione naturale
Gli spazi di mezzo
Cortili, logge, giardini e terrazze condominiali, balconi stanno assumendo e assumeranno nuove funzioni: potranno diventare nuovi luoghi di aggregazione e socializzazione, di sport e movimento.
L’importanza di modificare tutto questo è anche quella di dare una svolta green; lo spazio semi-privato trasformerà quelli che erano luoghi di passaggio o addirittura non-luoghi in tetti verdi, piccoli orti urbani, superfici per la raccolta dell’acqua o per l’auto-produzione di energia pulita, polmoni verdi da legare al tessuto connettivo cittadino per la mitigazione microclimatica e la produzione di ossigeno.
Uffici anti-virus
Il mondo del lavoro non sarà più lo stesso. Piccole e grandi rivoluzioni progettuali renderanno gli ambienti interni salubri e sicuri.
Se nel prossimo futuro immaginiamo soltanto le distanze e le pulizie come metodo per sconfiggere il virus o una prossima pandemia, nel futuro successivo alla pandemia potremo sfruttare l’occasione che abbiamo avuto di testare i sistemi di smart-working per renderli parte della vita quotidiana. Con questo semplice accorgimento avremo una trasformazione del modo di lavorare, e di progettare gli uffici e le abitazioni; gli uffici potrebbero diventare spazi di aggregazione per riunioni saltuarie e per deposito materiali, mentre la maggior parte del lavoro amministrativo viene svolto da comode postazioni a casa.
Secondo un rapporto del MIT (Massachusetts Institute of Technology) diffuso a metà aprile, il 34% degli americani che in precedenza si recavano al lavoro dichiara di lavorare da casa, causa coronavirus. Prima della pandemia, la forza lavoro americana in smart working era circa il 4%.
Domotica
Le porte d’accesso degli edifici potrebbero aprirsi automaticamente, evitando di dover toccare le maniglie. Prima di salirvi, potremo dire all’ascensore dove vogliamo andare senza premere i pulsanti esterni e interni. Stessa cosa per l’illuminazione, tra assistenti vocali e sensori possiamo interagire e gestire l’illuminazione di uno o più ambienti. Tutti questi sono solo alcuni degli esempi della potenzialità che offre la domotica, utile in un contesto come questo dove si deve cercare di toccare meno superfici possibili per rischio di contaminazione, e utile in un futuro per modificare le nostre abitudini di vita.

